author Nocturnal emissions   Euro
29,00
title Songs of love and revolution (rsd 2019)  
support Lp edition new record          stereo  
year 1985 print eu label   mannequin   item id. 3512166

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EDIZIONE REALIZZATA IN OCCASIONE DEL RECORD STORE DAY DELL' APRILE 2019, copertina apribile senza codice a barre. Ristampa del 2019 ad opera della Mannequin, con copertina esclusiva. Originariamente pubblicato nel 1985 dalla Sterile nel Regno Unito, il sesto album in studio, successivo a ''Befehlsnotstand'' (1983) e precedente il live ''Shake those chains rattle those cages'' (1985) ed il settimo in studio ''The world is my womb'' (1987). Un lavoro dai forti connotati minimal synth, dal groove ritmico ipnotico e dalle sonorità scarne e notturne, relativamente distese ed avvolte in una forma sensuale e conturbante; le atmosfere evocano più un'ambientazione di futuro prossimo invece che di incubi industriali nella maggior parte dei brani, però ci imbattiamo anche in alcuni episodi più martellanti ed ossessivi, che suggeriscono una mirabile sintesi fra musica industriale e proto tecno, esemplificata dall'eccellente ''Song in my heart''. I Nocturnal Emissions, alfieri per oltre venti anni della musica industriale britannica, nascono a Londra nel 1981 per volontà di Nigel Ayers, che con la propria etichetta Sterile, oggi Earthly Delights, è stato uno dei maggiori animatori della scena underground britannica. Nel corso degli anni '80, sono stati capaci di produrre una musica a metà fra il post punk minimale e notturno dei primi Cabaret Voltaire e lo industrial più estremo e sperimentale, alternando brani dalle percussioni ossessive e dalle melodie scarne e conturbanti con passaggi rarefatti e siderali, suoni dal profondo (in ''Tissue of lies'' del 1980), oppure concentrandosi su composizioni rarefatte e notturne, immerse in un'atmosfera maligna ed asfissiante, attraverso partiture minimali che talvolta lasciano spazio a furiose esplosioni di ira, fra primi Cabaret Voltaire e Throbbing Gristle (in ''Fruiting body'' del 1981), ma anche di avvicinarsi al lato più ''rock'' dello industrial, attraverso brani sostenuti da ritmi minimali vicini alla alternative dance, guidati da melodie scheletriche e lunatiche ma non abrasive e da voci cariche di effetti eco (nel quarto album ''Viral shredding'' del 1983), o addirittura in una musica davvero suggestiva e meditativa, caratterizzata da tappeti sonori minimali e oscuri che evocano riti tibetani, sulle quali si ergono inquietanti dissonanze, fra ambient e rumorismo ''quieto'' (nel nono lp ''Stoneface'' del 1989).    
   
     
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