author Soft cell   Euro
35,00
title The art of falling apart (lp+12")  
support LP+12 edition original issue          stereo  
year 1983 print uk label   some bizzare   item id. 327715

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conditions   [vinyl]  Excellent  [cover]  Excellent   try to 'translate' with Google.

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la prima stampa inglese, copertina lucida fronte retro senza codice a barre e con vinile estraibile dall'alto, completa di inner sleeves e con "custom labels" bianche e rosa, catalogo BIZL3, del secondo album del duo di Leeds di Marc Almond e Dave Ball, nella primissima rara vesione con ALLEGATO IL 12" con l' inedita "Martin" ed un medley di 3 brani di HENDRIX (!!!) (label del 12'' bianca e nera, catalogo APART12). Pubblicato nel febbraio del 1983 dalla Some Bizzare in Gran Bretagna, dove giunse al quinto posto in classifica, e dalla Sire negli USA, dove arrivo' alla 84esima posizione, il secondo album del duo di Leeds di formato da Marc Almond e Dave Ball, successivo a ''Non stop erotic cabaret'' (1981) e precedente ''The last night... in Sodom'' (1984). Lontanissimi ormai dal peraltro irrestistibile elettropop degli esordi, presto impegnati in coraggiosi progetti "laterali" (i favolosi Marc & the Mambas per il primo ed un'interessante carriera solista per il secondo), realizzarono con questo disco il loro indiscusso capolavoro: un sound ricco e complesso, una serie di composizioni ora fascinose e suadenti, ora irresistibilmente invitanti alla danza, ora pervase di cattiveria e perversione, sempre decadenti e marchiate dalla splendida vena interpretativa di Marc Almond. La storia dei Soft Cell inizia nel 1977, all'epoca Marc Almond e Dave Ball frequentano i corsi di arte del Politecnico di Leeds dove scoprono di avere una particolare sintonia sulla musica elettronica, qui sperimentano inoltre una loro prima performance musicale traendo spunti dal teatro e dalle ultime tendenze glamour, esperienza che risultera' preziosa e fondamentale per il loro successo. Dopo un primo singolo autoprodotto, oggi considerata tra le massime rarita' del gruppo, l'artista e produttore Steve 'Stevo' Phillips li fece debuttare per la sua etichetta Some Bizzare. Nel 1981 usci' il dodici pollici Tainted Love che arrivo' al numero uno delle classifiche in Gran Bretagna e l'anno successivo figurava sempre nella top ten americana, inizia cosi' la breve ma fondamentale carriera musicale dei Soft Cell. Nel 1981 venne pubblicato il primo album del gruppo "non-stop erotic cabaret" al quale segui', dopo la pubblicazione del mini album "non-stop ecstatic dancing" ed alcuni singoli, il secondo lavoro della strana coppia formata da Marc Almond e Dave Ball, che torno' in pista nel 1983 con "the art of falling apart". Difficile dar seguito a un lavoro del genere, felice negli esiti commerciali e artistici, e in grado di fornire una fotografia sociale ambigua e vivida di certa Inghilterra all'abbrivio del Thatcherismo. La gestazione di "The art of falling apart" fu abbastanza complessa causa le enormi aspettative e le prime spinte centrifughe all'interno del duo, di cui il titolo e' chiaramente sintomatico. Il risultato fu un lavoro dal sapore epico, non privo di contraddizioni, ma dotato di momenti di assoluto spessore, e nel quale la perdita di urgenza d'espressione artistica, confusione e viziosita' che aveva contraddistinto il debutto fu in parte compensata da una maggiore audacia compositiva. La prima parte reinterpreta con mestiere, il sound di "Non-stop erotic cabaret": i suoni ossessivi e i vocalizzi caotici della disco-music seventies, le tastiere di matrice Suicide che ricreano l'enfasi up-tempo del Northern soul e un gusto melodico di derivazione Roxy Music nell' intarsiare il tutto. Anche le tematiche almondiane riprendono i suoi piu' celebri stilemi, benche' il pathos di una "Youth" non venga eguagliato. In "Where the heart is" Marc riannoda i tormentati fili del bedsitting e dell'alienante condizione omosessuale giovanile, mentre in "Heat" sprofonda in un vortice di depravazione lasciva, nell'anonimato di una dark room. Proprio il brano in questione, sfociando in una coda sonora straniante, spiazza e introduce la seconda facciata. Qui entra in scena un imponente melodramma barocco. Sia Ball sia Almond alzano la posta, con impatto e godibilita' assicurati. "Baby Doll" avvince, avvitandosi in una spirale grandiosa, proprio come la title track, in cui gli intrecci tra la voce di Almond, le abbaglianti tastiere e il sintetizzatore di Ball raggiungono la perfezione, mentre di "Loving you, hating me"colpiscono gli echi di soul bianco e inusitate sgusciate di chitarra elettrica che squarciano opulenti squilli synth-pop. Almond e Ball si separarono poco dopo, non prima di un altro album ancora di vaglia (il malato "Last night in Sodom"): il primo per iniziare una felice carriera solista, il secondo lontano dalle scene, a parte l'ottimo progetto dei Grid. La riuscita reunion di qualche anno fa avrebbe poi ribadito il consenso e l'ammirazione per il cabaret targato Soft Cell: sempre scintillante, proprio come quella vecchia insegna a Soho.    
   
     
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