author Mudhoney   Euro
23,00
title morning in america (loser edition)  
support Lp edition new record          stereo  
year 2019 print usa label   sub pop   item id. 3022768

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edizione limitata in vinile colorato, "Loser Edition" come da adesivo sul cellophane, corredata di codice per il download digitale. Pubblicato nel settembre 2019, ad un anno di distanza dal precedente "Digital Garbage" (2018), il nuovo EP della storiga band americana guidata da Mark Arm e Steve Turner (entrambi ex Green River). Prodotto da Johnny Sangster (The Sharing Patrol, Tripwires), "Morning in america" contiene sette brani, per la maggior parte incisi durante le sessioni di "Digital garbage" e rimasti fuori dall'album, e come quel disco anche questo 12" è uno dei più duri e furiosi lavori dei Mudhoney da lungo tempo, sia nel sound, che riprende quello graffiante e debitore dei primi Blue Cheer e del protopunk stoogesiano dei loro esordi, che nei testi, esplicitamente arrabbiati con l'America di Trump; fra gli episodi, ascoltiamo una versione diversa di "Kill yourself live", qui intitolata "Kill yourself live again", una cover in lingua inglese di "Ensam I Natt" dei Leather Nun, già pubblicata dai Mudhoney su di un raro singolo nel 2018, di cui ascoltiamo qui anche la B-side, "Vortex of lies", ed una nuova versione del singolo, anch'esso raro, "One bad actor", originariamente uscito nel 2018. I Mudhoney furono formati a Seattle da Mark Arm e Steve Turner, entrambi provenienti dai seminali Green River, capaci di dar vita con il singolo "Touch Me I'm Sick", il primo minialbum "Superfuzz Bigmuff" (1988) ed il primo album "Mudhoney" (1989), vere e proprie pietre miliari della storia della scena grunge all'epoca nascente, dischi davvero memorabili che tributano il proprio omaggio a certo heavy rock di discendenza garage di fine anni '60 (non hanno mai fatto mistero di una vera e propria venerazione per Stooges e Blue Cheer), capaci però di inverdirne i fasti in un sound sporco ed aggressivo che deve non poco al punk del '77 pur risultando fortemente proiettato nella modernità, tanto da rappresentare uno dei più fulgidi esempi del grunge, nel suo versante più grezzo e viscerale.    
   
     
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