| Autore | Stranglers | Euro 34,00 |
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| Titolo | La folie (ltd pink) |
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| supporto | Lp | edizione | nuovo | stereo | |||
| anno | 1981 | stampa | cze | etichetta parlophone | codice 2139167
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versione per stampa |
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| Ristampa del 2024 in vinile rosa trasparente. Il sesto album in studio della band inglese di Londra attiva dal 1975, pubblicato nel novembre del 1981 su Liberty in Gran Bretagna, non uscito negli USA, a chiudere una splendida trilogia, iniziata con "The Raven" e proseguita con "The Men In Black", che segno' il definitivo distacco dalle aggressive sonorita' dei primi lavori in favore di una musica sempre decisamente cupa, ma raffinata e gelida, eppure caratterizzata da improvvisi slanci di delicato lirismo, ancora una volta capace qui di produrre un' opera di straordinario fascino ed arcana suggestione, purtroppo in parte sottovalutata dal pubblico, poiche' per la prima volta l' album non riusci' ad entrare nella top ten inglese ("soltanto" 11esimo), nonostante l' album sia certo da ricordare tra i capolavori di sempre del gruppo, ed includa molti brani di grande bellezza, tra cui i singoli "Let Me Introduce You to The Family", "La Folie" e soprattutto la indimenticabile "Golden Brown", che a differenza dell' album ebbe un grande successo e giunse al secondo posto della classifica inglese. Imminente e' la svolta "pop" di "Feline", che rimarra' l' ultimo grande disco del gruppo che ha attraversato la storia del punk e del post punk inglese. Gli Stranglers partiti dal punk, sono stati anche tra i protagonisti della scena post punk almeno fino al 1983. Apparsi sulle scene in coincidenza della primissima ondata punk del 1976, gli Stranglers ne cavalcano da subito l'onda, distinguendosi, pero', per capacita' tecniche fuori dal comune, dalle centinaia di band che in quello stesso anno pullulano dagli scantinati di ogni citta' inglese. Assieme ai Damned, agli Ultravox e ai Clash, sono fra i primi gruppi punk britannici a ottenere un contratto discografico e a scalare le classifiche mainstream del loro paese. La line up e' particolare per una punk band: alla voce e chitarra di Hugh Cornwell, il cui timbro cavernoso e insieme beffardo sara' un punto di riferimento per tante future band, al corposo basso di Jean Jacques Burnel e al piglio nerboruto del sinistro batterista Jet Black, va ad aggiungersi il virtuoso Hammond (e synth) di Dave Greenfield, parente prossimo di quella "old school" che proprio in quegli anni mostrava i segnali eclatanti di una crisi gia' latente. Greenfield, comunque, non avrebbe certo sfigurato nemmeno alle prese con i funambolismi propri dei precedenti movimenti rock, fossero stati psichedelici o progressivi. Cio' che al contrario accomuna gli strangolatori ai cliche' del nuovo movimento, sono la forte vena dissacratoria e una composizione molto scarna e aggressiva, per quanto resa paradossalmente quasi barocca dalla presenza delle tastiere, le cui micro-divagazioni, unite a quelle della sezione ritmica, assumono spesso un sapore psichedelico. | |||||||
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