Autore Flesh eaters   Euro
31,00
Titolo i used to be pretty  
supporto lp2 edizione nuovo          stereo  
anno 2019 stampa usa etichetta   yep roc   codice 2083012

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versione per stampa
doppio album, adesivo di presentazione sul cellophane, coupon con cdice per il download digital, inner sleeves con testi e foto, etichetta rossa e nera. Pubblicato nel gennaio del 2019, il nono album della storica punk rock band californiana guidata da Chris Dejardins, il primo dai tempi di "Miss Muerte" del 2004. Soprattutto, si tratta di un disco di notevol bellezza, registrato non a caso con la stessa straordinaia line-up del secondo album, il capolavoro "A Minute To Pray A Second To Die" del 1981, con Chris D. (personaggio chiave della scena californiana sin dal '77; tra gli scrittori della fanzine Slash e poi impegnato con l' etichetta omonima e con la Ruby, da lui diretta, oltre che autore di una manciata di dischi di grande bellezza prima con i Flesh Eaters e poi con i Divine Horsemen) accompagnato come in quel disco da Dave Alvin, Bill Bateman e Steve Berlin dei Blasters, e da John Doe e D.J. Donebrake degli X, con la ex moglie e compagna nei Divine Horsemen Julie Christiansen ad accompagnalo alla voce in alcuni episodi. Si tratta certo di un album che guarda al passato, quindi, e lo dimostra, oltre alla line-up, anche la presenza di alcune covers, come "Green Manalishi" dei Fleetwood Mac di Peter Green, uno dei capolavori del rock "maledetto" di tutti i tempi, "Cinderella" dei Sonics ed una intensa "She's Like Heroin To Me" dei Gun Club, omaggio all' amico Jeffrey Lee Pierce (che Chris D. aveva sostenuto e prodotto nei suoi esordi), e soprattutto di nuove versioni di vari vecchi brani dei Flesh Eaters (dalla sempre magnifica e travolgente "Pony Dress", dalla storica raccolta "Tooth And Nail" del 1979, passando per le bellissime "My Life To Live" e "The Wedding Dice" del sottovaltato terzo album "Forever Came Today" del 1982, fino ad episodi piu' "recenti"); ma di fronte a questi vecchi episodi, resi d' altro canto in sorprendenti versioni che non sfigurano nei confronti di quelle originarie, ci sono anche vari nuovi brani, che attestano la vitalita' di un artista, forse in qualche modo di tutta una scena, che pur lontanissima ormai dalle luci dei riflettori merita sempiterna attenzione e devozione (e tra questi brani segnaliamo la lungissima, conclusiva "Ghost Cave Lament", lento ed oscurissimo incubo notturno); a parte questo episodio, il sound dei Flesh Eaters e' come sempre devoto ad un punk rock graffiante e viscerale e dalle tinte talora scure, fortemente caratterizzato dalle performances vocali incredibilmente abrasive di Chris D (che certo il tempo non ha addomesticato) in brani ora lenti ed ossessivi, ora fulminanti, con occasionali accenti "roots", ed un sax malefico che fa capolino di tanto in tanto.    
   
     
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