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codice 2104538
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Autore Hancock herbie
Titolo crossings (180 gr.)
supporto Lp edizione nuovo   stereo  
anno 1972 stampa eu etichetta  music on vinyl  
 

Ristampa del 2019 in vinie 180 grmmi per audiofili, copertina apribile pressoche' identica a quella della prima tiratura uscita in Usa su Warner Bros, del terzo album inciso per la Warner da Herbie Hancock. Il disco appartiene alla ultima produzione per la Warner del famoso sestetto del pianista, che vedeva ai fiati Heddie Henderson, Bennie Maupin e Julian Priester, con il contrappunto ritmico di Buster Williams e Billy Hart. Qui si aggiungono Patrick Gleason al moog, Victor Pontoja alle congas e ben cinque voci. Il disco contiene una lunga composizione di Hancock sul lato A e due composizioni di Maupin sul lato B: tra jazz, funky, rock ed elettronica. Nell'ambito di questo suo sestetto, Hancock sviluppo' al tempo una musica dall'ampio spettro sonoro e che, anche se sempre piu' vicina all'elettronica, mantenne una sua aderenza agli stilemi tradizionali del jazz. Dopo questo disco, le scorribande compiute da Hancock nei diversi campi del jazz-rock, del funky e perfino della disco music, gli varranno numerose e talvolta aspre critiche. A tale proposito giova riportare la sua stessa risposta: "Gli uomini portano sempre gli stessi vestiti? No. Lo stesso discorso vale per la musica. Dipende solo da cosa ti piace, e l'importante e' fare le cose bene. Se qualcuno mi domanda perche' io suoni elettrico, rispondo: perche' mi piace e basta. La verita' e' che da un uomo ci si aspetta che faccia le stesse cose per tutta la vita, che rimanga chiuso in un buco. In fondo poi certa musica fa parte della mia vita: sono cresciuto ascoltando rhythm 'n' blues e musica classica. Al jazz mi sono avvicinato quando avevo quattordici anni - a quell'epoca i miei idoli erano stati James Brown e Sly and the Family Stone". Il pianista e tastierista, nato a Chicago nel 1940, aveva iniziato a suonare nel '60 con Donald Byrd e aveva poi proseguito collaborando con Freddie Hubbard, Kenny Dorham, Miles Davis (in quel Quintet che molti considerano la piu' grande formazione jazz della storia), Wayne Shorter, Stanley Turrentine, Wes Montgomery e mille altri, ma anche iniziando nel '62 una produzione solista straordinaria e baciata da grande fortuna commerciale, che, contemporaneamente al Davis di "Bitches Brew", rivelera' una fondamentale apertura verso la cultura psichedelica ed un' altrettanto importante recupero delle radici africane, per finire con l'entrata nel panorama della fusion.
   
     
   

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